Azzurra Coloretti, il talento che non basta

È un grigio sabato mattina di metà marzo. Azzurra Coloretti si è svegliata tardi, come sempre. In cucina una moka trabocca sul fornello, mentre un gatto – il terzo che ha raccolto dalla strada – passeggia sulla sua tavoletta grafica. Sul telefono, decine di notifiche: nuovi follower, commenti entusiasti, messaggi privati con richieste di informazioni sui tatuaggi. Sorride mentre scorre il feed, poi abbassa lo sguardo sull’agenda: pochi appuntamenti fissati per la settimana a venire. “Com’è possibile?” si chiede. “Se il mio lavoro piace così tanto, perché non ho una fila di clienti alla porta?”
Azzurra ha aperto il suo studio di tattoo da pochi mesi. È in pieno centro, in una cittadina di provincia, ed è esattamente come lo aveva immaginato: luci calde, pareti piene di schizzi e bozzetti, una poltrona vintage che ha trovato a un mercatino. È brava, davvero brava. Ha un tratto sicuro, un senso estetico raffinato. E sui social spacca: i suoi post sono creativi, le storie coinvolgenti, i video di lei che lavora ricevono migliaia di visualizzazioni. Eppure, qualcosa non torna. I social la amano, ma il suo business non decolla. Riceve tanti complimenti, ma pochi appuntamenti. Poi ci sono le spese: affitto, attrezzature, materiale, gli ordini da fare, le bollette da non scordare. La parte economica la spaventa più di un tatuaggio fatto male. Si perde nelle scartoffie, non sa come strutturare prezzi, promozioni, offerte. Sa che deve fare qualcosa, ma non sa da dove partire. Il gatto si è avvicinato per prendersi le coccole, Azzurra riempie la seconda tazza di caffè e riflette, a voce alta: “Ho quasi trent’anni, ho aperto il mio studio, il mio lavoro piace a un sacco di persone. Cosa mi manca?”

A consigliarle Fattore Comunicazione è uno dei pochi follower a essere diventato cliente. Si è accorto del suo talento sprecato, si sono messi a chiacchierare mentre lei dipingeva sulla sua spalla. “Hai davvero tutto – le ha detto con un sorriso – l’unica cosa che ti manca è una strategia”. All’inizio Azzurra è scettica: “Ma io so usare i social! Cosa potrebbero fare in più per me? E poi è un altro costo, me lo posso permettere?”. Una prima telefonata, due ore di colloquio, il secondo appuntamento: Azzurra osserva la sua attività messa nero su bianco, l’analisi precisa di quello che va e di quello che non va. La realtà è chiara: il business non si misura in like, ma in numeri, strategie e pianificazione. Paolo, il consulente di Fattore, le mostra la differenza tra visibilità e conversione. Le fa domande precise: come trasformi un follower in un cliente pagante? Qual è la tua offerta chiara e strutturata? Come fidelizzi chi viene da te? Qual è la tua identità di brand? Azzurra capisce che fino a quel momento ha vissuto di entusiasmo e spontaneità, ma senza una direzione. “Ok, aiutami. Dimmi cosa devo fare.” Si parte dalla strategia. Paolo la guida in un percorso che all’inizio la spaventa, ma che ben presto la entusiasma. Si rende conto che il suo talento non basta se non viene supportato da una comunicazione efficace, da una gestione intelligente del tempo e da una struttura che le permetta di crescere. Non è solo questione di avere un logo riconoscibile o un sito web ben fatto, ma di dare un senso a ogni azione, di avere chiaro cosa vuole ottenere e come arrivarci. E per la prima volta, si sente davvero imprenditrice della sua arte.

Mesi dopo, lo studio di Azzurra è più vivo che mai. I follower sono aumentati, ma adesso ci sono anche i clienti. Il lavoro certamente non manca, i gatti passano più tempo da soli, la moka si è trasferita in studio: il caffè di Azzurra è diventato quasi una leggenda nel circondario. L’agenda finalmente è piena, anche con mesi di anticipo. Ha imparato a gestire la parte economica, a dare valore al suo lavoro, a comunicare in modo efficace senza perdersi nel rumore di fondo dei social. Ha creato collaborazioni con negozi e bar della zona, ha organizzato eventi nel suo studio, ha impostato un sistema di prenotazioni chiaro e professionale. E, soprattutto, ha imparato a distinguere tra visibilità e valore. Un pomeriggio, poco prima di iniziare un nuovo tatuaggio, passa a trovarla un’amica per un caffè: “Ti ricordi quando dicevi che non eri fatta per il marketing? Guarda dove sei ora.” Azzurra sorride, tra pile di bozzetti e tazzine lasciate in giro. “Pensavo che farmi aiutare – confida all’amica – sarebbe stato solo un costo. Invece è stato un investimento”. Ha ancora tante cose da imparare, ma ora sa che il talento da solo non basta. Serve una direzione. E finalmente, ce l’ha.

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